L'Angolo dell'Esperto

Il Ciliegio ad Alta Densità

Tappe storiche della cerasicoltura ad alta densità

Come per la maggior parte delle specie arboree i portainnesti utilizzati in passato erano i franchi.
Per quanto riguarda il ciliegio il Prunus avium e relativi cloni erano quelli prevalenti. Come tutti i franchi questo tipo di portainnesto è caratterizzato da un forte vigore, lenta entrata in produzione, maggior efficienza con varietà autofertili. Tutta caratteristiche che non soddisfano le esigenze degli impianti ad alta densità.
L’ottenimento di portainnesti nanizzanti di vigoria inferiore ed allo stesso tempo adattabili ed efficienti alle diverse condizioni pedo-ambientali ha avuto inizio a partire dagli anni ’60 grazie ai programmi di breeding dei vari paesi.
Il lavoro svolto dai diversi enti di ricerca pubblica, ma anche da iniziative private di vivaisti e produttori, ha portato ad oggi la serie GiSelA e Pi-Ku, che risultano ad oggi i portainnesti utilizzati per la ceresicoltura ad alta densità.

La serie GiSelA
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Quelli sopra indicati sono i cloni di GiSelA maggiormente indicati e più importanti disposti in ordine crescente di calo di vigoria rispetto a Prunus avium che è rispettivamente del 50-55 %; 60-65 %; 65-70 %.

La serie PIKU

Attualmente sono disponibili sul mercato i cloni PIKU 1, 3, 4.
Le esperienze condotte indicano un vigore percentuale rispetto a Prunus avium pari a:
  • PIKU 1 65-70 %
  • PIKU 3 80-90 %
  • PIKU 4 65-75 %
Ad ora solamente il PIKU 1 risulta interessante per gli impianti ad alta densità.
E’ bene ricordare come tutta la serie PIKU sia adatta per condizioni siccitose e terreni sabbiosi, condizioni comunque poco compatibili per la tipologia di impianti in oggetto.
Tornando a parlare in generale in merito ai portainnesti occorre ricordare che la ridotta vigoria dei portainnesti se mal “calibrata” in funzioni delle condizioni ambientali porta ad un rapido invecchiamento della pianta ed ad una prematura morte dell’impianto.

D’altro canto un’eccessiva vigoria oltre a non essere compatibile con le forme d’allevamento ed il numero di piante per ettaro di questi impianti porta ad un’eccessiva produzione in termini quantitativi che si scontra quasi sempre con una riduzione della pezzatura e della qualità dei frutti.
Concludendo questa essenziale introduzione è bene inoltre ricordare come l’ottenimento di piante di ciliegio per impianti ad alta densità ha comportato una modifica dello status vegetativo della specie particolarmente importante.
In natura è una pianta a portamento acrotono, dalla ridotta capacità di ramificazione laterale, dal lungo periodo improduttivo iniziale.
Motivi questi che spiegano come si sia arrivati “dopo” rispetto ad altre specie.

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