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Evoluzione dei sistemi di raffreddamento dei motori agricoli

RAFFREDDAMENTO AD ARIA

si tratta di un sistema concettualmente semplice e le parti interessate allo sviluppo del calore sono dotate di ampia alettatura

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Immagine tratta da: L’allievo meccanico motorista, Edagricole             Immagine tratta da: Il trattore agricolo Edagricole

per aumentarne la superficie disperdente; nei casi più semplici, come alcuni motori motociclistici, il flusso d’aria creato dal veicolo in movimento è sufficiente per l’asportazione del calore, mentre negli altri impieghi viene sempre attivata una corrente d’aria da un ventilatore elicoidale e, attraverso un convogliatore e deflettori, viene fatta circolare attorno ai cilindri e testata in modo da assicurare un flusso regolare ed il più omogeneo possibile

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Immagine tratta da: L’allievo meccanico motorista, Edagricole

E’ consuetudine che nei motori di piccola cilindrata il ventilatore sia incorporato nel volano motore e ciò a vantaggio della semplicità e sicurezza di funzionamento

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Immagine tratta da: Slanzi, pubblicistica

mentre nelle realizzazioni più complesse sono previsti ventilatori azionati da una o più cinghie e convogliatori a sezioni asportabili per favorire il controllo e pulizia delle alette teste e cilindri.

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Immagine tratta da: VM, pubblicistica


Generalmente, in questo tipo di raffreddamento anche l’olio lubrificante viene coinvolto nel processo, specialmente irrorando il mantello interno dei pistoni

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Immagine tratta da: Same, pubblicistica


perciò è spesso previsto un piccolo radiatore o una serpentina alettata posizionata all’interno del convogliatore aria

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Immagine tratta da Fendt, pubblicistica


oppure comunicante con esso e atto a spillare aria necessaria allo scopo.

Il motore raffreddato ad aria ha goduto, per diversi decenni, di ottima fama, superbe realizzazioni e discreta diffusione; con questo sistema sono stati costruiti dal piccolo motore per motoseghe da pochi c.c. agli enormi 28 cilindri su 4 stelle turbocompound (70.000 cc, 4500cv al decollo con iniezione di acqua e metanolo) di inaudita complessità destinati agli aeromobili degli anni immediatamente precedenti all’arrivo delle turbine.
Tra i pregi di questo sistema possiamo rilevare la relativa semplicità di realizzazione, minore ingombro ed esigenze di manutenzione, sicurezza di funzionamento anche a temperature torride e minore necessità di volume d’aria, poi va evidenziato  la minore formazione di composti chimici corrosivi (anidride solforosa) durante il transitorio periodo di riscaldamento, poiché il motore raffreddato ad aria  raggiunge in minor tempo la corretta temperatura di regime.
Nella quasi totalità di questi motori la regimazione termica è ottenuta mediante un esatto dimensionamento dell’impianto ma, soprattutto, dall’autoregolazione dovuta al salto di temperatura esistente tra le pareti del motore e la temperatura dell’aria

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Immagine trattta da: VM, pubblicistica

tuttavia in alcuni motori si è ritenuto opportuno parzializzare l’aria di raffreddamento attraverso un dispositivo che riduce la velocità della ventola in funzione del carico del motore

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Immagine tratta da: Deutz, pubblicistica

in questo caso un sensore posto nel collettore di scarico ne registra la temperatura e fornisce olio al giunto idraulico che trascinerà la ventola in funzione del riempimento dello stesso.
Tra i lati negativi segnaliamo la maggior rumorosità di funzionamento, maggior sollecitazione del lubrificante, minore omogeneità di raffreddamento  e inferiore effetto volano termico dell’aria rispetto all’acqua.
A causa di ciò questa tipologia di raffreddamento sarà destinata sempre più a nicchie di mercato, perlopiù per piccoli motori destinati a fare della semplicità il principale pregio.

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